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05 - Energie Latenti (Parte I) Stampa E-mail
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Scritto da Giorgio Carrozzini   

Sono giorni che ci penso. Qual'è il soggetto di cui si può decidere di scrivere? L'esperienza personale è così determinate ai fini del contenuto di uno scritto?
Posso cominciare a narrare di quell'uomo che si perse nel deserto e cominciò a soffrire la sete, gli si seccarono le labbra fino a spaccarsi e sanguinare purulente? Certo come il buon vecchio Salgari, ma la mia domanda è più precisa, posso io rappresentare in modo vivido e realistico il senso di dolore che solo l'esperienza diretta può comunicare?
Sembrerebbe che l'esperienza dell'individuo sia meno importante dell'esperienza accumulata dalla collettività. Noi, nell'era della comunicazione interattiva, nell'era della comunicazione globale stiamo finalmente perdendo la nostra individualità. Il pensiero dell'individuo non conta più, l'esperienza individuale prende senso solo se cumulata ad altre molteplici esperienze simili.
- Accendo il computer, il tempo di inserirmi nella rete, accedo ad una "Chat Line". Entro in una stanza immaginaria. Ecco, ora le nostre menti si sciolgono, come sale in acqua, in una grande rete mondiale di comunicazioni.
Siamo interconnessi gli uni agli altri.
Si parla di musica. Si commentano autori funky, hip-hop, fusion-jazz, jazz-rock.
Sono in linea.
- C'è qualcuno a cui piace il rock?
- Hey! Sono Daniel!
- Ciao Daniel. Dove sei?
- Sono a New York e tu?
Cavolo, e adesso cosa ci raccontiamo? Siamo così lontani eppure così vicini. Nonostante le nostre peculiarissime differenze ora ci somigliamo tutti molto più. Un tempo le differenze fra le persone erano molto più nette, c'erano differenze culturali, geografiche, sociali, i poveri e i ricchissimi, i villani, gli aristocratici, servi e padroni. Adesso esiste un gradiente continuo di benessere. Adesso possiamo considerarci molto più vicini ai nostri simili. Siamo molto più simili gli uni agli altri.
- Cosa ascolti Daniel?
- I Led Zeppelin, i Kansas. Ho anche tutta la discografia dei Kiss.
Ma si tratta di Heavy Metal. Che dice?
- Quanti anni hai Daniel?
- 17!

io ma questo è un pivello. Che fregatura, il solito newyorkese viziato con mille dischi a casa ma con l'intelligenza di un cane d'appartamento.
Non mi piace parlare in questo modo. Fanno tutti finta di essere colti e magari sono solo informati.
Spengo il computer.
Non esistono più i maestri, uomini eccezionalmente saggi che davano coesione alla tribù, lo sciamano non catalizza più le paure, non rassicura più gli animi, oggi lo sciamano si fa pagare con carta di credito. Nell'antichità lo sciamano era colto. Oggi lo sciamano è un emerito ignorante.
2Telecomando alla mano e con automatismo inconscio mi ritrovo davanti al quattordici pollici, il piccolo schermo è incastrato nella libreria fra libri e riviste.

Canale trentacinque.
Guarda questo....
Esilarante: la psicologa in TV. Una di quelle strafalcionerie create dal mercato dei media.
Scritto in grande un numero telefonico. Una donna apparentemente normale sfoggia una permanete che occupa tutto lo schermo, occhiali con una montatura pesante e di cattivo gusto le ricopre la metà della faccia facendo intuire la sua miopia mentale. Sentirla parlare è uno spettacolo grottesco.
- Mi potete chiamarMi a qualsiasi ora della giornata e della nottata.
Il suo italiano è abominevole. Le sue espressioni sono un via di mezzo fra la pura invenzione e il folclore di un dialetto parlato male. Provo un misto fra l'odio e la pena.
- Vi dico di chiamare, troveremo insieme le soluzioni ai vostri grossi problemi. Ma ora sentiamo, infatti, la prossima telefonata.
Ascoltando con attenzione ci si accorge che la telefonata è costruita ad oc per la trasmissione. Ti sfido a risolvere le mie paranoie, ti sfido a risolvere i veri problemi della gente.
Tutta questa è solo psicologia spicciola.
Ma ci sono esempi molto più divertenti, come il veggente che legge il futuro e quando risponde al telefono chiede: - Buona sera, chi parla....?
Ma come chi parla? Non sei un veggente? Una veggente così non ispira fiducia.
Questo modo di mediare l'ignoranza umana con il mistero fa davvero ridere i polli, ammesso che i polli ridano.
Non esiste più il mistero, l'ignoto velato con un sacro velo di insondabile.
Non c'è più riverenza, timore, tutto viene svelato con architetture costruite su misura per non lasciare dubbi. Una cultura post-scientifica che si manifesta con la stessa forza di una rivelazione
biblica, come dogma che impone un salto di fede, che predica la propria verità senza lasciare spazio all'esperienza pratica di chi la studia.

Si parla di tutto, di arte, filosofia, sesso, amore. Si spiega tutto. Possiamo avere accesso a qualsiasi forma di conoscenza, tanta conoscenza che non si potrebbe esplorare in una vita.
I mezzi di comunicazione ci hanno cambiato, la società è un organismo di cui ognuno è solo una piccola cellula, tal volta sacrificabile. E come gli organismi biologici eliminano le cellule mal funzionanti dal loro sistema allora a volte alcuni di noi rimangono isolati dal resto del mondo, un isolamento che non implica necessariamente la morte fisica ma semplicemente una morte sociale, l'impossibilità di partecipare alla vita della collettività. Ad ognuno di noi è richiesto di avere, più o meno una funzione sufficientemente determinata. Questo organismo è la massima rappresentazione dell'evoluzione umana o forse direi meglio.... disumana. Nelle nostre case, noi, piccoli insettucoli continuiamo ad avere la coscienza di singoli individui mentre invece siamo parte di un mostro acefalo, di un'entità che vive secondo i suoi naturali equilibri omeostatici. Anche i sistemi sociali vivono di una loro spontanea omeostasi. Ogni tanto un assassinio, un giorno un treno che deraglia, mille licenziamenti in una grande industria, una scuola fatiscente chiude, una nuova impresa fa successo. In tutto questo, per quanto gli eventi ci possano apparire catastrofici o eclatanti in realtà si tratta del normale andamento di un immenso sistema organizzato. Tutto questo risponde al normale mantenimento degli equilibri fra le cose.
Un diabolico equilibrio.

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