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07 - L'amore? Stampa E-mail
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Scritto da Giorgio Carrozzini   
Traffico cittadino, in macchina con Valentino e Vincenzo, stacco il posacenere dal vano sul cruscotto, aspiro una lunga boccata da una sgualcita sigaretta. Un altro tiro, ancora, assaporando la calma che si diffonde in tutto il corpo. Casca la cenere, nel momento più imprevisto, ma sono pronto. Zach, col posacenere. Il riflesso verde di un'insegna scivola sul parabrezza. Scivola di sbieco seguita dalle multicolori lucine della città.
Mentre fumo racconto loro come è finita la mia relazione con Francesca. Il fumo esce lento da una fessura tenuta aperta nel finestrino. Esce piano, come le parole che scelgo per raccontare i fatti. Loro ci godono a sentirmi raccontare queste cose, argomenti delicati, sui quali si enfatizza facilmente l'accento tragicomico delle situazioni, sviscerandone ogni piccola sfumatura. Sono metodici, mi pungolano a dovere, tentando di capire fino a che punto io stesso sia causa dei miei mali. Mi trascinano in continui confronti dialettici, sanno mettermi alla prova. Ma sanno anche ascoltare. Sono come fratelli, pronti a subire la lagna rutilante di un amico girato di palle.
‑ .....mi telefona e mi dice: "mentre ero in Malesia ho pensato che..... beh sai è meglio che ci lasciamo, tu mi hai fatto soffrire troppo...." sai tutte quelle cose disgustose che si rinfacciano quando finisce una storia? Cose raccapriccianti che sarebbe meglio non dire, per delicatezza. Invece di dirmi che semplicemente non mi amava più ha tentato di discolparsi attribuendomi delle
colpe con dei fatti concreti. La mia colpa sapete quale era?
- Bèh?
- Ha avuto la faccia tosta di rinfacciarmi che non ero andato alla Comunione della cugina.... che tristezza. Ma sapete il fatto che mi ha dato più fastidio è che abbia banalizzato la nostra storia d'amore, il nostro passato.
- Quanto tempo è stata in Malesia?
- Due mesi. La cosa più sconvolgente è che prima che lei partisse sembrava quasi ci dovessimo sposare e invece....
Vincenzo pungente, uno scorpione indelicato, ma in buona fede, chiede:
‑ Non è che ha incontrato qualcuno e.....?
‑ Preferisco non sapere altrimenti comincerei a covare il desiderio di vendetta e magari le telefonerei per dirle quanto è stata stronza. Le dimostrerei quanto è stata falsa e calcolatrice e siccome ho una dialettica più forte della sua potrei farle male. Preferisco non pensarci e dimenticare tutto.
Valentino con insistenza riprende seguendo un suo flusso logico di domande.
‑ Cavolo, non può finire tutto con una telefonata così stupida, dovete rivedervi e parlare, lei deve spiegarti il perché ha preso questa decisione, hai intenzione di parlarle?
‑ Scherzi? Ha detto che mi ha scritto una lettera nella quale mi ha spiegato i suoi motivi, dovrebbe arrivare a giorni.... Una lettera...mah!
L'avrà scritta sotto dettatura. Qualche diabolico suggerimento generato dalla perversa ossessione della madre. Un soffocante atteggiamento di protezione   della figlia. Secondo lei io non ero l'uomo giusto per la figlia.
- Mi sono anche dovuto sorbire un bel pacchetto di insulti preconfezionati, del tipo: "Sei un fallito, non sei neppure laureato". Cose del genere.
Valentino, allibito: - Sul serio?
- Già!
Se ripenso a tutta la merda che è uscita dalla bocca di questa donna. Poveraccia costretta a fumare nel cesso, così... di nascosto  perché semplicemente incapace di far valere le proprie miserrime necessità. Odio, astio, repressione scaricata tutte addosso alla figlia. Una figlia repressa, costretta a fingere di essere ciò che non era. Temo che senza rendersene conto, un giorno, farà altrettanto con i suoi figli.
Finisce la sigaretta. E con la sigaretta mi accingo a finire il resoconto. Ripongo il posacenere.
- Mi ha detto che l'ho trattata male e che ha scritto tutto nella lettera.
Vincenzo ha una sua visione competitiva del rapporto uomo-donna. Anche io sarei tentato di pensarla in questi termini ma, nonostante la disillusione sono istintivamente speranzoso.
Ponderatamente, dice: ‑ Se la incontri va a finire che ti comprometti. Sei in grado di gestirti la situazione? Che vuoi fare?
‑ No, no, per carità non la voglio incontrare, ti ripeto, voglio dimenticare tutto, anzi forse non leggerò neppure la sua lettera. Non mi ha degnato del rispetto minimo essenziale che m'aspettavo ci fosse fra di noi.... Dio si è appena scomodata di dirmi ... Ciao, ci lasciamo! .... e, e, perché io dovrei scomodarmi a leggere le sue stronzissime giustificazioni?
Silenzio il traffico cittadino imperversa tutto intorno, a destra un marciapiede affollato di gente, vedo affusolate gambe fluttuare sinuose, meravigliosi fondo schiena ancheggiare come a dire... "ehi ci sono anch'io"!
‑ Ci sono tante donne in giro, non è una tragedia. Anzi per come si è svolta ci sarebbe proprio da ridere. Si, una commedia. Sai quegli sketch teatrali francesi che esasperano la buffoneria senza mai perdere quel tocco di verosimile? Eh!
Un motorino taglia la strada, Vincenzo suona il clacson.
- Sto stronzo!
Vincenzo è ancora agitato, anche il silenzio di Valentino mi dice molto. Come vorrei riuscire a spiegare loro che è tutto apposto, che in fin dei conti mi sento bene. Ad ogni modo sento che c'è qualcosa di diverso, qualcosa che mi piace. Lo sento, è il destino che mi penetra nelle membra, ne sono intriso così come una spugna è piena della sua acqua. Questo fluido che mi scorre dentro sembra determinare la mia natura, il mio divenire. Esatto, un destino manifesto. Forse la storia con Francesca, semplicemente, non era possibile. Ora riesco a giustificare l'accaduto, mi sembra che tutto rientri in un quadro più grande di quanto immaginassi, forse gli eventi fanno capo ad un divino progetto di maturazione della mia anima... magari! Purtroppo non posso fare a meno di sentirmi amareggiato, certo, questo è l'effetto del vedere irrealizzabili i sogni fatti con lei.

Al semaforo il solito "vu-cumprà"!
- No! Noo, non ho soldi. Oh! Sti indiani! Che ci faccio di un mazzo di rose.
- Per tua molie, siniore. Bello mazzo rose. Dai siniore.
- Nooo!
Ma senti come parla. Poveraccio. E' venuto qua per farsi trattare male da questo schifo di città.
Io, che per le ultime dodici rose che le ho spedito avevo speso un centone. Avrei fatto meglio a fare un'opera pia, per esempio, ad un disgraziato come questo. Un'opera pia? Lei non avrebbe capito, preferiva le rose. Bramosa di denaro, avida di regali. Un materialismo feroce. Una cupidigia sistematica. Quale opera pia? No, nessuna opera pia, il suo ortodosso imborghesimento non le permetteva nessuna pietà. Rinfacciava a tutti ogni minimo errore. A morte i poveri del mondo, i barboni sono sporchi, diceva, puzzano. Che delusione, ed io che credevo ci accomunasse la pietà per il prossimo. Non ha avuto pietà per nessuno. Men che meno per me. Pugnalato senza preavviso, a tradimento.
La piccola morte dell'anima fa male davvero, ma si rinasce, ancora e ancora, ed è bello perché sembra di avere un corpo nuovo. Come un ragno che compie la muta. Abbandono la vecchia carcassa, a marcire, in un angolo remoto, oscuro, di una stanza in disuso, in una casa disabitata, di un villaggio deserto, arroccato su una montagna nevosa dove solo i monaci osano ritirarsi. Ed in quella stanza ci sei solo tu...
Del passato mi porto appresso un leggero velo di malinconia. Bianca e leggera, una ragnatela strappata che mi cade spettrale da sopra le spalle. Sembra il mantello di un soldato, lurido, macchiato di sangue-passione, uno strato grigio di polvere stantia e fango, umido di misere lacrime. Il lembo, a zone bucato, evidentemente bruciato da fuochi troppo ardenti. Fuochi giovanili, avventati, impulsivi.
E finita male, tuttavia ho ancora la mia libertà, la possibilità di ricercarmi un benessere maggiore, questo è l'essenziale. Sono sopravvissuto all'errore di esser stato in buonafede.
La malafede?
- Alla prossima fichetta le chiedo subito se vuole trombare. Per non farle promesse. Per tenerla chiusa nel filo spinato. Le toglierò il reggiseno, la palperò per bene, ma senza concederle l'orgasmo.
Vincenzo sorride. Sembra concordare.
- Saaaadico!
- Forse, ma freddamente lucido. Non può esserci complicità fra uomo e donna, non c'è comunione di progetti, gli scopi sono diversi.
Valentino è perplesso del mio aspro cambiamento caratteriale. Pensa che sto perdendo la parte migliore di me stesso. Malauguratamente nulla sarà più come in passato. Sarà l'indipendenza, la solitudine. L'assenza di compromessi, l'impossibilità del tradimento.
E' una visione arida, desertica, della vita. Tuttavia, riesco ad essere tranquillo perché mi vedo ancora proiettato nel futuro.
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