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09 - Esperimento Stampa E-mail
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Scritto da Giorgio Carrozzini   

Un esperimento, si, per cambiare.
La noia aumenta proporzionalmente al mio senso di insoddisfazione. Questo malessere è a sua volta causa ed effetto di un torpido autolesionismo.
Sono entrato in un circolo vizioso che si stringe a spirale verso un punto morto. Da questo centro fisso vedo vorticare il mondo in una folle corsa senza senso. Generalmente proietto le mie paure attribuendo la causa agli altri. Adesso, però, comincio a credere che nessuno possa nuocermi peggio di quanto mi danneggi l'istinto mortale che mi porto dentro, quella naturale tendenza alla distruzione del proprio corpo.
A riguardo ho un aneddoto simpatico. Un giorno sfogliando una rivista leggo:"Alcolismo!" Era il titolo di apertura per un articolo sugli alcolisti e sui gravi problemi ai quali vanno incontro. La mia mente perversa ha interpretato il titolo come: "diamoci all'alcool" o "alcolizziamoci". E' pericoloso interpretare le cose in questo modo si può incorrere in gravi malintesi. Io sono un artista per creare malintesi. Ma anche sono un artista nel trovare il modo di uscirne fuori.
Convivo con parole dalle mille facce. Ad esempio la parola droghiere. Dispensatore di droghe? La naturalità dei suoni mi ha sempre fatto pensare che fosse un negozio dove si vendeva canapa indiana, eroina ed LSD.

- Signor droghiere buon giorno. Vorrei cinque grammi di cocaina, cinque pasticche di crak ed il solito pacchetto di spinelli!
Questo signore vestito di camice bianco, accoglie i clienti con composta mestizia, sana ipocrita compunzione. Si muove come un addetto alle pompe funebri, lento, educato e sempre pronto ad ascoltare. Pare apertamente dispiaciuto per me, del male che vado a farmi (niente altro che la professionale finzione) quasi non volesse incassare tanto legittimo denaro.... poi scopro che il mio droghiere è diventato ricco. Lo guardo di sottecchi, ha una comoda macchina di lusso, potrei invidiarlo, odiarlo, ucciderlo ma, fortuna, è solo un droghiere immaginario.

Un goccio di Jameson tracannato alla bottiglia, bruciante, giù attraverso un malandato esofago. La sfida è nuova questa volta. Ciuccio la bottiglia come fosse una tetta insana, dispensatrice di sogni, di chimeriche visioni, di lucide smaltature del reale. Voglio bere, bere fino ad affogare nell'alcool, ma la sfida non è questa. Non devo vomitare. Basta controllarsi, e dominare il senso di rigetto.
Adoro le sfide che cominciano la notte. A volte la notte ho fatto le cose più strane e divertenti. Il più delle volte ho dato sfogo alla creatività artistica ma molte volte mi sono anche sottoposto a massacranti ore di studio, quando studiavo! Ora passo il tempo a scrivere. Mi piace lavorare di notte perché si respira un'aria diversa, più pulita. Regna la pace, il silenzio.
Silenzio? Ci vuole un po' di musica. Ecco fatto, metto su il piano concerto numero quattro di Rachmaninov. Sono in vena di laceranti perforazioni dello spirito.
Nella notte nascono le idee migliori, le emozioni più intense. Ascoltando la musica il sapore delle note è più sostanzioso è denso di significati, il
ritmo più vigoroso. Ogni notte ha il suo insondabile mistero, il suo profumo, il suo buio intenso, il suo fantasma inquieto. Mary Shelley scrisse il Frankenstein in una sola notte.
Una notte, due notti, tre notti. Numeri, ecco il simbolismo freddo che andavo cercando. Simboli matematici che nella loro asettica neutralità mi inducono uno stato di calma, un distaccato raziocinio. Numeri per contare le cose, per misurare le distanze, rappresentazioni matematiche dell'universo, universo infinitamente curvo, piegato a strati, espanso in un continuo ribollire di bolle, una dentro l'altra come mille scatole cinesi. L'ipersfera cosmica.
Equidistanze, scale di misura, proporzioni relative. La descrizione matematica del mondo e gravida di tautologie vuote, una concezione neutra, fredda, priva di significato.
Una descrizione e basta.
Continuamente, tento di fuggire dai miei istinti. Mi sono creato un territorio di figure astratte prive di valutazioni morali, di giudizi etici. Come dire.... rifiutare questo è fuggire vigliaccamente da se stessi.... no, no questo stato è solo il risultato di una lotta contro il caos.
Il buon vecchio irlandese scende nelle viscere con fare violento e dolce allo stesso tempo. Un dubbio, forse sono io a ricercare il disordine, la morte.
Ancora un goccio.
Sento gorgogliare lo stomaco, i liquido si muove. Le contrazioni mescolano gli spaghetti con il whisky. Immagino una acida poltiglia di alimenti, succhi gastrici e alcool, fermentazioni schiumose che mi danno voglia di ruttare esalazioni acri. Non ruttare ma quasi vomitare. Devo resistere.
Mi concentro e penso.
L'apparato digerente è un sistema complesso, costituito da una molteplicità di organi pulsanti ognuno dei quali è provvisto di una o più funzioni specifiche.
I nati sotto il segno del cancro, come me, sono particolarmente soggetti a soffrire malattie gastrointestinali, quali ad esempio gastriti, ulcere, spasmi muscolari e quindi anche ernia dello iato. Come conseguenza dell'iperacidità dei succhi gastrici tendono ad avere esofagiti ed ulcere duodenali. Non mancano, anche e paradossalmente, difficoltà della digestione di alimenti quali formaggio e carne. Non basta, il cancerino, per sua natura pigro, tende a trascurare la masticazione, prima tappa fondamentale del metabolismo glucidico: la degradazione degli amidi. La scarsa masticazione potrebbe essere, ovviamente, causa della mancata assimilazione degli alimenti e di un generale rallentamento della digestione. In pratica per il cancerino l'alimentazione, pur essendo fonte di godereccia attività sinaptica, è un evento più nefasto che benefico. Il cancerino si combatte fra l'istinto di cadere in viziosi peccati di gola e il raziocinio che tanta lussuriosa alimentazione gli provocherà una inestinguibile sonnolenza.
Per quanto riguarda le patologie dolorose generate dalla forte secrezione acida, questo è da mettersi in relazione con la spropositata sensibilità emotiva di questo fragile segno zodiacale. Si potrebbe obbiettare, tuttavia, che tale emotività e sensibilità, non siano cause bensì effetti di un particolare e congenito stato fisiologico. Tuttavia l'origine di siffatta patologia non può essere determinata in quanto essa, subdola traditrice, sussiste in un ciclo di cause ed effetti che si rincorrono arrotolandosi,
superavvolgendosi malignamente a spirale, definendo e caratterizzando l'essenza vitale, o mortale, del cancerino.....e per l'oroscopo della settimana è tutto. Non mancate il prossimo appuntamento alla stessa ora e stessa frequenza.
Bzzzz! Bzzzz! Zzzzzz!

Jameson adesso comincia ad essere un po' invadente, sento che comincia a prendere possesso di me, del mio agire e dei miei pensieri, pensieri che corrono da soli, parole che galoppano sul cavallo impazzito dell'immaginazione, spettro di colore con criniera di luce, onda di fuoco.
Si susseguono immagini, figure, ricordi. Penso a Francesca, all'odio, all'amore.  Mi seduce l'alcool, vizioso e subdolo, ad immaginare l'ingiusto passato. Vedo un cancello, nero ferro battuto, con i suoi ottocenteschi ghirigori, fiori stilizzati senza stelo. Portale peloso della mia donna, l'inguine morbido, pelle bianca di luna, nascosta fra le lenzuola, stesa sui flussi del tempo.
Sto perdendo il controllo. Ad esempio ora sono steso svestito, magro, lungo sul mio letto e ne faccio un uso non molto appropriato: i piedi sul cuscino e le coperte aggrovigliate addosso. La cuffia dello stereo sulle orecchie e pesante Rachmaninov nella testa. Mi sento intorpidito, ecco, ora comincerò a scivolare rapidamente nel sonno. Buona notte lucine dello stereo, buona notte stelline del cielo, buone notte!

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