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10 - Nausea Stampa E-mail
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Scritto da Giorgio Carrozzini   
La scena si svolge in una sala collaterale della biblioteca, ho un martello in mano, sono impazzito, con gesto omicida faccio girare vorticosamente il martello sopra la testa della bibliotecaria. La donna si nasconde il viso con le mani. Della paura riesco a respirarne l'odore.
- Non si può fuumaaareee?
Grido e negli occhi ho solo immagini di distruzione e morte. Il cielo è grigio e le nuvole sono cariche di acqua ed energia elettrostatica. Un fulmine, i muscoli del braccio scattano, il martello colpisce, ma non vedo dove va a finire. Inspiegabilmente sono fuori in giardino, continuano le randellate, schizzi di sangue volano ovunque. La pioggia comincia a cadere per mescolarsi al sangue, alla polvere, generando il fango e tutti i suoi grumosi figli, girini di melma, bolle puzzolenti. Correndo cado in una pozza che mi risucchia. Esco, sono bagnato e lurido fin sui capelli. La polizia mi cerca, devo scappare, provo a correre ma sono fermo. Non riesco a muovermi. Panico. Terrore cieco.
Mi sveglio.
 
Ho la testa che mi gira, ho un vago senso di nausea nello stomaco. Ho sicuramente dormito in una posizione disarticolata e scomposta perché la clavicola destra mi fa male, il braccio sinistro è tutto dolorante e ho perso completamente la sensibilità alle dita anulare e mignolo. Mi siedo sul bordo del letto, muovo la mano, sento che la circolazione sanguigna riprende a fluire
normalmente in tutti i capillari. Pruriti ovunque, una mollica di pane secco si è attaccata al mio polpaccio. Mi gratto, si stacca.
Ho la bocca completamente arida e le labbra asciutte e screpolate. Sorrido meccanicamente per distendere la pelle, ma sento che si strappa, microscopici tagli si formano agli angoli della bocca.
Il gatto viene ai miei piedi e comincia a fare le fusa.
- Sciò, schifoso opportunista!
Lui tenta di giocarsi le carte della dolcezza e della diplomazia come farebbe il più astuto dei politici, ma il suo scopo è chiaro, vuole mangiare.
- Dove stavi ieri sera? Infido gattaccio peloso, perché non mi hai fermato? Lo sai che quando faccio certi esperimenti col whisky poi divento scontroso.
Lo urto involontariamente con un calcio. Non riesco a dosare le poche forze che mi rimangono nei muscoli.
Infilo un mutandone da notte, meglio coprire questa infame nudità.
Sento le gambe come due pezzi di gomma. Metto un piede davanti all'altro ma la cucina sembra lontanissima. Cammino a piedi nudi sul pavimento gelido. Sento il freddo che mi sale nelle ossa, la sensazione è accentuata dall'alcool che ancora circola nelle vene frammisto a sangue denso, linfa asfittica, nera, catramosa. Un fluido denso e sporco ristagnato in una notte senza respiro. Ho l'affanno, sento il bisogno di aria nuova.
Faccio una tappa intermedia al bagno.... il bagno... una volta ho scritto una collezione di racconti che si svolgevano al bagno. Ne è risultato qualcosa di estremamente pietoso, squallido nello stile e nel contenuto. Può mai esser il bagno un luogo dove si creano contenuti? Semmai nei bagni i contenuti si svuotano.
Apro la finestra, l'aria fredda dell'inverno entra strisciando lungo i muri, sul pavimento, arrotolandosi come un serpente intorno alle mie caviglie, lungo le gambe pelose, su fino a dentro il mutandone. Un brivido.
Respiro a pieni polmoni, sento l'ossigeno ghiacciato che mi entra negli alveoli quindi nei capillari, rigenerando una raggrumata emoglobina.
Chiudo la finestra, mi ricordo di pisciare. Richiamo mentalmente la minzione.... è irregolare, a scatti.
Allora è così che le disfunzioni si fan sentire? Bene! L'alcool è più devastante di quanto credessi. Un giorno ho visto la fotografia del cervello di un alcolista al confronto di un cervello di un uomo sano. Il primo era nero, canceroso, rattrappito.
Lo sciacquone col suo suono familiare porta via anche la preoccupazione passeggera del decadimento fisico. Una familiare, caratteristica cascata che lava tutta la nostra nefandezza biologica. Il tipico gorgoglio che fluisce nell'intricato groviglio di tubature, quindi le fogne. Una massa deliquescente di composti organici che sfogheranno al mare. E dentro a questo mare faremo i nostri bagni, pescheremo i nostri pesci alimentari. E' così che la nostra schifezza abominevole da fatto individuale diventa problema collettivo. Che bello!

In cucina trovo il caffè freddo, stantio, di ieri. Lo annuso, ha un odore davvero terrificante. Lo riscaldo, nella speranza di recuperarne l'aroma. E pensare che il caffè è una vera e propria
necessità. Un'abitudine a scopo terapeutico, me lo gusto lentamente per rimpossessarmi delle mie facoltà mentali. Passo interi minuti a fissare il cerchio scuro nel fondo della tazza, così senza pensieri, scoprendomi riflesso con un faccino da impunito. A volte ho l'espressione imbronciata come di un bambinone che abbia subito un torto. Penso a mia moglie, quella che verrà. Sai che barba svegliarsi tutti i giorni accanto ad un musone come me? Inoltre quando il caffè fa schifo non sono buone neanche le mie giornate. Se lo bevo, giuro, è solo per il suo effetto stimolante. Mi sforzo di essere positivo, ne ho tutte le ragioni. Devo  svegliarmi a tutti i costi, fra un'ora ho un appuntamento con Giulia alla stazione.
Giulia? Semplicemente un pericolo per me. Purtroppo non riesco a resistere alla tentazione di frequentarla. E' come il gatto, ci ignoriamo pacificamente ma non possiamo fare a meno l'uno dell'altro. Le donne sono qualcosa di meraviglioso e paradossalmente orrorifico. La varietà di problematiche che possono provocare agli uomini è davvero infinita. Non fai in tempo a sentirti riappacificato col mondo che una donna ti fa notare quanto invece sia precaria la tua certezza. Così le tratti male, loro ti amano di più e tutto questo, straordinariamente, rientra in un sadico gioco di amore e odio non convenzionale. L'odio fra uomini, se ha un motivo di esistere, è vero odio, è male puro, voglia di distruzione dell'altro, desiderio di vendetta, annullamento totale dell'avversario. Invece l'odio per una donna ha sempre la sua seconda faccia: l'amore. Questo rende la gestione di un rapporto estremamente complicata. Ambiguità, sotterfugi, discorsi mai affrontati, trucchi ed espedienti architettati segretamente per reiterare la sottomissione
reciproca. Il possesso del partner, non quello fisico o sessuale. Il possesso subdolo di ogni agire, la fine del libero arbitrio. Ecco come il matrimonio diventa la tomba dell'amore.
Guardo l'orologio.
Sono in ritardo, ingurgito il nauseabondo caffè, che reagisce con gli enzimi dello stomaco.

[...minuti...]

Sento che il caffè comincia a fare effetto.
Non ho più le vertigini, ho recuperato l'equilibrio ed anche riesco a coordinare meglio i movimenti. Metodico eseguo le operazione di lavaggio e vestizione. L'automatismo sopperisce alla lentezza dei movimenti.
Questa mattina ho l'olfatto più sensibile del solito. Prima l'odore del caffè mi sembrava penetrante e acre. Adesso invece queste scarpe da ginnastica, puzzano di cane morto. Sensibilità dell'olfatto, questo è solo uno dei tanti effetti collaterali della sbornia. Giuro, l'ultima sbornia.
Le chiavi di casa, il portafogli sdrucito di pelle nera, la giacca e sono pronto. Saluto il gatto e volo via.
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