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11 - Bar della Stazione Stampa E-mail
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Scritto da Giorgio Carrozzini   
Oscilla, in tutte le direzioni. La metro. Oscilla il verme delle tenebre, il rumoroso artigliatore d'acciaio, artiglia i binari graffiando la ghisa, consumandola, polverizzandola ad ogni frenata. Disarmonico il rallentamento con stridio dei freni. L'arresto. Il metallo vola in milioni di particelle si mescola alle molecole di ozono generate dagli impianti elettrici. Respiro e mi sento contaminato. Vedo la massa spugnosa dei miei polmoni impregnarsi di esalazioni varie, vernici fresche, i vapori degli smalti, le lacche per capelli. Sintetico il profumo di detersivo nei vestiti che si addiziona al puzzo del sudore, delle intime trascuratezze igieniche.
Frusciante l'apertura delle porte scorrevoli. Gente che entra, gente che esce, gente che urta e che bestemmia.
- E che cazzo, leva sta valigia.
- Scusa ma non c'è posto.
- Permesso...
Uno spintone, ancora un altro.
- .... scusi, deve scendere alla prossima?
Nonostante l'affollamento sono riuscito a trovare posto a sedere. Fortuna!

Una zingara entra nel vagone e comincia a cantare una nenia in qualche strana lingua balcanica. In braccio tiene un bambino dalla pelle scura, o forse è solo sporco, non si capisce. E' avvolto in quelli che potrebbero essere dei vestiti di cui tuttavia non si capisce la natura. Forse un maglione di cattiva lana, consunta, vecchia, ormai infeltrita.
Parla in modo approssimativo....
- Siniori e siniori vengo da-la Jugoslavia, tutta mia familia è morta, io non ho lavoro, mi dai qualcosa per mangiare al mio bambino. Grazie siniori e siniori.
Cosa posso fare io. Provo un moto di rabbia. Anche se le dessi tutti i miei soldi lei non risolverebbe mai i suoi veri problemi. Dovrei insegnarle a guadagnarseli. Questo non è il mio lavoro. Lo stato dov'è? Cosa fa lo stato per questi poveracci?
Una ragazza si è commossa, le ha dato qualche spicciolo, ma... servirà?
Povera donna, schiacciata da quella che noi chiamiamo civiltà.
Poche constatazioni di fatto, la consapevolezza che l'umanità è malvagia e perdo tutto il mio già traballante ottimismo.
Mi chiudo in me stesso e comincio a pensare al malumore che da giorni non mi lascia, attanaglia le budella, mi stritola le ossa triturandole in mille pezzetti, e polvere. Non riesco ad essere di buon umore e non capisco il motivo. In parte ho il sospetto che si tratti di un fatto ormonale, fisiologico, ma non riesco a convincermene.
Qualcuno sostiene che i pensieri negativi crescono sulle cattive esperienze ed infatti bisogna ammettere che sopravvivere in questa malsana città è impresa davvero snervante. Ma coraggio... su... forza, non posso essere costantemente di pessimo umore.
Bisogna canalizzare i pensieri, mantenere un atteggiamento positivo.

Alla stazione scendo, subito mi assale un odore nauseante di piscio.
Cosa stavo pensando riguardo al buon umore?
Nei lunghi corridoi sotterranei della metropolitana si accalcano marocchini, filippini, pakistani, cani, topi, cartoni, case verosimili di malati barboni senza speranze. Caverne in travertino, cunicoli in materiali cementizi, da una crepa nera senza fondo scavata nel muro escono blatte marroni, camminano in fila indiana fino ad un cesto della spazzatura.
Venti metri più avanti una pasticceria. L'odore dei cornetti caldi, delle paste alla crema, delle ciambelle fritte si mescola con la puzza del inesorabile disfacimento umano.
Supero la prima rampa di scale tre gradini per volta, imbocco la galleria principale poi giro a destra. Il corridoio continua con una sfilza di negozi su entrambe i lati. Davanti ad uno di questi ci sono dieci poliziotti. Stanno prendendo a calci un uomo di colore.
Un improvvisato spettatore dice: - Un furto!
Questo giustificherebbe i calci in pancia?
Davanti alla vetrina del proprio negozio il cassiere imbambolato è immobile, faccia di bronzo sembra aver ricevuto divina giustizia. La sua sembra quasi suprema gratificazione.
Voglio scappare.
Una scala mobile finalmente mi porta in superficie.
Qui i negozi sono ancora più ricchi, apparecchi radio, libri, una pizzeria in stile fast-food. Chiedi, paghi e porti via. Una cartoleria, gadget d'ogni tipo, oggetti di totale inutilità, negozi d'abbigliamento sportivo, scarpe, cravatte, camicie a metà prezzo. Pensare che i cinesi le producono per la modica cifra di un dollaro al giorno, con sedici ore di lavoro. Ai piedi della vetrina un cartone, da un'estremità sbucano i
piedi di un uomo senza scarpe. Si vedono i calzini, rossi, lacerati in punta.
Ancora negozi, offerte speciali, sconti. Il negozio di souvenir, un delicato pensiero per i cari parenti rimasti in paese. Ventiseimila, undicimila, duecentomila anziché duecentocinquanta, sconto del venti per cento. Prezzi, prezzi, sconti, ribassi.
Per la sovrabbondanza di oggetti ho gli occhi che mi fanno Tilt. Non ho più il controllo della vista che ormai vaga senza logica da sola da un oggetto all'altro.
Cammino fra la gente, ora riesco a respirare aria pulita. Quasi pulita. Certo Perché nell'aria sono sospese le polveri dei gas di scarico delle automobili, dei motorini e dei pullman turistici.
La gente sembra presa da un movimento frenetico, camminano, si fermano, guardano una vetrina e ripartono. Chi perde un foglio, chi raccoglie cento lire da terra. Un uomo con la valigia sta fermo in mezzo alla piazza principale. Guarda ripetutamente l'orologio. Sono curioso di sapere cosa aspretta. E' classico, un appuntamento.

Nella folla riconosco Giulia, con i suoi capelli corti, neri, lucidi. La seguo ma non la chiamo, non ho fretta. Mi piace spiarla da lontano, vederla nei suoi movimenti naturali. Naturale Perché non sa di essere osservata.

Giulia è un tipo particolare. Ha un carattere pacifico ed allo stesso tempo piacevolmente aggressivo, una personalità vigorosa che le consente di ottenere sempre ciò che vuole.
Che strano, ho la sensazione di sentirmi in trappola.
L'ho raggiunta.
- Hei, ciao!
- Ciao!
- Da dove vieni? Scusa, sono un poco in ritardo.... e ho dovuto aspettare quaranta minuti....- ansima -.... che arrivasse l'autobus...
- No, no che dici, stai tranquilla, ero in ritardo anch'io.
- Che hai? Sei pallido.
Improvviso la bugia.
- Niente di grave, un po' di mal di stomaco, forse quello che ho mangiato ieri sera. Senti andiamo a prendere un caffè da qualche parte? Io non ho molto tempo, sai devo andare a studiare...
- Va bene, neanche io ho molto tempo devo andare in facoltà a prendere delle fotocopie e per parlare con la professoressa.
- Io ho bisogno di un cornetto e di un cappuccino. Qualcosa che mi riscaldi...

Il bar della stazione, un lungo bancone segue tutto il perimetro di una grande sala. Nel mezzo i soliti tavolini rotondi. L'atmosfera è piacevole. Decine di bottiglie colorare stanno messe in fila sugli scaffali, illuminate da un lungo neon azzurro. Un gradevole odore di caffè espresso aleggia nell'aria.
Il cameriere mi guada: - Dica prego!
- Due cappuccini, un cornetto ed una bomba alla crema.

Giulia ha gli occhi scuri come i suoi capelli, occhi profondi come il mare. La sensualità di Giulia mi attira magneticamente. Una sensazione a pelle, che mi turba.
Indossa una gonna corta, le calze velate che le fanno risaltare la forma delle gambe. Sotto al maglioncino rosso si intravede una camicia bianca.

- Sei riuscita a sbrogliare quella cosa, quella.... quella pratica burocratica?
- No. Tu pensa, sono stata al comune, mi hanno detto che ci voleva una denuncia firmata dalle parti in causa. Vado dai Carabinieri, mi dicono che prima ci vuole un attestato di residenza. Vado alla circoscrizione.... la circoscrizione ha cambiato sede. Poi sono venuta qui... anche per questo ero in ritardo.
- Devi tornarci?
- No, me la prendo in saccoccia. Ho già perso troppo tempo e troppi soldi.
- Cavolo! E' un peccato.
- Eh, beh! Si abbastanza. Non ci si può fidare neppure degli amici. Neanche per un favore.  Appena abbassi la guardia qualcuno è pronto a fregarti.
- Mi spiace, se ti posso essere d'aiuto....
- Lascia stare... anzi ora che mi ricordo, ti ho portato quel libro di poesie di cui ti avevo parlato.
Oddio, ecco un dilemma, dovrei dirle subito che non mi piace la poesia. Non riesco a leggerla. No, non voglio dispiacerla. E poi non è necessario essere sinceri a tutti i costi.
- Ti sei ricordata, grazie.
- Non ne ho scritte molte, alcune sono di molti anni fa. C'è una poesia sulle stelle.... ti piacerà!
- Non so che dire, veramente, grazie.
Sfoglio il libricino con distrazione, assorto nel pensiero di esser stato colpito nel vivo. Un gesto di attenzione nei miei riguardi. Sento il buon umore che ritorna.
- Uno di questi giorni dovremmo uscire a mangiare una pizza. Conosco un posto dove la fanno gigantesca.....
Cappuccino. Cornetto. Una scrollata alle invadenti molliche e lo zucchero a velo sul pantalone. Pago il conto e siamo fuori dal bar. Un istante di esitazione poi ci salutiamo, l'incontro è già finito. Ma in compenso ho recuperato il buon umore. Spedito, volo fra la gente di una folla variopinta. Le vetrine sono piene di cose che vorrei regalare a Giulia. Sembrano vetrine nuove, di cui non mi ero accorto prima. Il cuore di un uomo è veramente l'organo più duttile che c'è.
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