Il calendario sembra muoversi, i giorni passano inarrestabili, cadono pesanti come massi. Cadono sul terreno dell'esistenza, accatastandosi nella memoria. Un tonfo dopo l'altro non puoi fermarli, vanno in frantumi sono i ricordi sbriciolati del passato.
Molti giorni li ho dimenticati, naufragati in un mare di pensieri. Eventi che sembravo aver capito hanno perso ogni minimo significato, perso l'aura magica che li definiva.
Il tempo è come polvere, sotterra tutto.
Dopo l'esame, andato bene, stranamente, mi sento ancora insoddisfatto.
Il problema è la libertà che tradisce chi non sa che farsene. Questo acido corrosivo va manipolato con una certa cura. La libertà è generata dal potere, ed il potere è per pochi sacri conoscitori delle forze occulte.
Non esoterici compromessi con il male. Non stregonerie infernali, non sortilegi propiziatori di distruzione e morte.
No, niente di inspiegabilmente misterioso. Qualcosa di estremamente più semplice, ho il sospetto che si tratti di un normale meccanismo della termodinamica. Qualcosa di estremamente banale, nato nelle acque primordiali della preistoria, nelle fredde pozze melmose. Per caso, fra milioni di organismi, alcuni si raggrupparono, si creò una forza. Il freddo congelò la pozza. I microorganismi che si trovavano all'esterno morirono, ma i più forti, al centro, sopravvissero. La specie sopravvisse, prolificando esseri sempre più evoluti, sempre più potenti. La natura è crudele. Anche l'uomo è crudele, invece la civiltà è solo la sovrastruttura illusoria di un semplice meccanismo, un'invenzione per giustificare le nostre incapacità, i nostri limiti. Per gli ultimi che credono alle parole, alle idee, che significa civiltà? Qualcuno può connotare positivamente questa parola, ma allora perché fa più notizia la Notte degli Oscar, perché la stampa si arricchisce sulla morte di una principessa, una. Perché nessuno mi parla di cosa è successo ai trecento algerini massacrati in una notte qualsiasi? Perché i parlamentari deliberano l'aumento di stipendi per decine di milioni..... a se stessi? Abuso di potere? Noooo! Ordinaria amministrazione, è così che ci siamo fatti infinocchiare.
Abbiamo comprato, consumato e sostenuto meccanismi crudeli e siamo stati falsi raccontando che tutto questo fosse diverso e migliore dalle leggi di natura. No, mi spiace, non è diverso niente, siamo come bestie solo più complessi e complessati.
Passo il mio tempo cercando di superare le mie incapacità ma queste mi sembrano davvero invalicabili. Quante volte l'adolescenza, con le sue idee, mi ha promesso l'impossibile. Ho ripudiato l'esperienza dei vecchi, ho ignorato le mia piccolezza, peccando di superbia. Adesso la cosa che più mi da pena è l'aver disprezzato chi tentava di spiegarmi che era tutta un'illusione passeggera, e che i giovani non sanno che farsene della loro giovinezza. Ma l'esperienza insegna, educa la carne. Il mio corpo, sento le ossa invecchiare, la pelle macchiarsi, arricciarsi, i denti cariarsi e cadere. Chiudo gli occhi e vedo la Luna, è Luna piena, sembra esplodere di luce e quella luce sta passando nella costellazione zodiacale del mio segno, mi rende creativo, ma è troppo tardi. E' una notte nera, senza stelle, illuminata dalla Luna, che sovrasta tutto anche il pallido grigiore di una lapide. Sulla superficie rugosa della pietra c'è il mio nome, un nome anonimo per l'ultimo giaciglio. La mia anima, evanescente e magra di un prolungato ascetismo spirituale, vaga in cerchio attorno alla lapide. Immagino questa stessa anima consumarsi al tempo come una duna si appiana al vento, quindi non rimane più nulla, se non sparsi granelli di sabbia. Tutto questo è solo immaginazione, sogno o presagio. Mi desto, non è tempo di morire.
Mi sento spossato e ho mal di testa, forse è la stanchezza. Acido acetilsalicilico per il mio malanno. Sono due giorni che sono chiuso in casa, passo il mio tempo fra il letto e ed il computer. Ho provato ad abbozzare l'inizio di una sceneggiatura, ma se ci penso bene il soggetto è così vago che vorrei abbandonare tutto. La febbre non accenna a scendere. Mi sono imbottito dei peggiori antiinfiammatori: paracetamolo in formula di sciroppo, che, non per portare iella, è anche cancerogeno per accumulo.... Due pasticche di quel nuovo prodotto: kukkumarin. Mi hanno regalato cinque pasticche in discoteca, un posto squallido con le pareti dipinte di nero, sulla parete principale un occhio egizio, dipinto in bianco. Al soffitto tubi metallici a tratti arrugginiti, condutture di gas e acqua dell'edificio soprastante. Solo il riflettore rosso illuminava un macabro disc-jokey. Si ballava una monotona musica tribale. Smetto di ballare, sudato porto le mie ascelle puzzolenti verso il bar. Al bancone ho chiesto "una cosa forte" e il tizio accanto a me ha tirato fuori le pasticche. Enigmatico l'ho guardato. Ha detto:- Provale! Le ho provate e sono ancora vivo. Non danno dipendenza, l'effetto è blando ma prolungato. Ti senti solido come il marmo. Stabile come una montagna. Per uno squilibrato come me è il non-plus-ultra, esci in un lampo dalle paranoie. E per mantenere l'equilibrio interiore un infuso di ginseng. Il pensiero sembra filare dritto come un linea retta. A pranzo le solite vitamine con tanto latte per il calcio ed il magnesio. In questo modo riesco a mantenermi in bilico fra la malattia e la salute senza mai degenerare completamente. Ultimamente accadono cose inspiegabili. A volte basta una bella tazza di the bollente per sentirmi addirittura splendidamente in forma. Forse è solo colpa del fatto che somatizzo qualsiasi disagio interiore e fisico. Esagero. Un taglietto diventa quasi sempre una lacerazione purulenta, un dolore articolare muta in lussazione, l'irreversibile amputazione di una gamba, non correrò mai più. Con l'emicrania ho pensato ad una emorragia, al cancro, silenzioso divoratore, accaparratore avido della vita altrui. No vi prego, al cervello no, non toglietemi la facoltà di pensare.
Il tempo necessario di pensare. A cosa, a chi, Perché?
Non è necessario avere tempo, è necessario utilizzare il tempo, renderlo proficuo.
Io sbaglio a lambiccare se sia giusto o meno fare o non fare qualcosa, come ed in che modo. E' un errore passare il tempo ad immaginare gli scenari di mille vite differenti, diversificate da altrettante decisioni. Ecco cos'è importante, agire, provare, cadere e sbucciarsi le ginocchia i gomiti, le mani, sanguinare, soffrire e guarire, con coraggio ricominciare.
Trascorrere le ore, isolato, chiuso in casa non mi aiuta certo. Ho vissuto sotto una campana di
vetro, una rigorosa protezione mentale. Farei meglio ad uscire, ad incontrare qualcuno, un amico, cercare stimoli positivi per tornare ad essere di buon umore.
Forse ho solo voglia di vedere Giulia.
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