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20 - Kukkumarin Stampa E-mail
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Scritto da Giorgio Carrozzini   

Lo stroboscopio bianco lampeggia ritmico, spezzando il buio, frammentando i gesti, generando un'isteria collettiva che rende il ballo ancora più tribale. Braccia e mani si muovono sinuose nella nebbia, il fumo di ottocento-trenta-sette sigarette. Queste mani disegnano sensuali figure corporee, accarezzamenti senza corpi, vellutati sfioramenti senza tatto. Quindi i corpi cominciano a toccarsi, urtarsi, palparsi distrattamente. Gomiti che si scontrano, una pacca sul sedere della bionda avanti a me. Ci provo gusto e la pacca si ripete.
Le persone si spingono, si mescolano in un guazzabuglio inestricabile. Nella folla c'è un viso che mi osserva, una bruna, gli occhi scuri, tenebrosi come il buio, profondi come il mare, agitati come la passione, sensuali ed ammicanti. Fra un lampo e l'altro dello stroboscopio.... osano, quegli occhi, guardarmi fisso. Il maschio non abbassa lo sguardo... anzi, mi diverto ad aggredire il suo, impunito, provocatorio, falsamente angelico.
Una camicetta di seta, grigia, leggera come i suoi capelli, lascia intravedere il petto, senza reggiseno. Lo sguardo scivola sornione ed impertinente sulla pelle chiara. Un gioco impertinente, si, che corre lungo la curva vertiginosa dei seni, i capezzoli appuntiti, eccitati, smaliziati.
Ci perdiamo nella mischia, tornando ad appartenere al sogno, all'immaginario, all'impossibile.
Sento il ritmo nelle viscere, il battito cardiaco nelle tempie, pulsare lungo le vene gonfie.
Provo un catartico senso di liberazione nel ballare. Sfogo la mia rabbia, la furia repressa, il grido interiore.
Alcune armonie distorte mi ricordano il mio cronico senso di disagio. Ho bisogno di una pasticca. Lascio la pista e vado al tavolo.
La luce al neon, sotto alla fredda luce al neon sta Vincenzo, è seduto al tavolo e parla con Cristina che quando mi vede si alza senza salutare....
A Vincenzo non gli piace ballare. Quando balla lo fa per non rimanere solo. Sta li seduto, con un sorriso cinico sulle labbra, sembra divertito nel vedermi tornare ansimante e sudato.
Lo vedo, si sta preparando mentalmente a torturarmi.
- Hai visto il mio giubbotto?
- Eccolo...- Mi porge il giubbotto con fare pigro e doveroso.
Comincio a frugare nelle tasche, sono agitato e la ricerca si fa confusa.
Vincenzo aspira, metodico, da una spensierata sigaretta. Mi guarda di sottecchi fra le spire turbinose del fumo, quindi con calcolata precisione dice: - .... Giulia?
Mi ha preso alla sprovvista e questo non fa altro che aumentare il mio senso di ansia frenetica, di scompiglio mentale, di totale destabilizzazione.
Mi sforzo di mantenere il controllo.
- Sta...sta bene!
- Beh! Racconta qualcosa, come vanno le cose?
Frugo in una tasca, in un sacchetto trovo quello che mi serve per calmare il nervosismo, il senso di confusione frammisto ad eccitazione. Kukkumarin.
- Sta a casa per preparare un esame. Così ha detto.
Lui sa che nelle mie parole c'è il motivo del mio stato d'animo. Tenta un intervento dritto al centro.
- Sei innamorato?
- .....non so!
Si crea un rumoroso silenzio, "rumoroso" per il baccano assordante della musica, "silenzio" ossessivo per tutto quello che non riesco a dire.
Finalmente trovo il sacchetto, ne tiro fuori due pasticche, lo chiudo e lo nascondo in una tasca interna del giubbotto.
- E quella roba?
Adesso il suo sguardo è di rimprovero.
- Pensa, ci siamo fatti una scopata colossale ripieni di questa roba.... Kukkumarin! So che è stato fantastico ma non ricordo perché.... il
paramedico si è stabilizzato intorno ad un gelato normale.... scherzavo, ancora non sono impazzito!
- Te la vuoi smettere di prenderle? Mi fai incazzare, lo sai anche tu che fa male.
- Ma dai su non è niente....dai non drammatizzare.
Il "rumoroso silenzio" sta diventando pesante. Parliamo ma in fin dei conti non diciamo nulla.
- Ne vuoi una? Non ti rende dipendente. Non da fenomeni da astinenza. Sanno di menta.
Mi calo.... con gesto secco, due colorate pasticche gialle, ingurgito il tutto senza acqua. Sento un brivido riflesso che mi scorre nella schiena. Sono acide, vorrei ruttare ma non ci riesco. Devo solo rimanere qui seduto ad aspettare che la tensione passi. 
Vincenzo si alza alterato dal mio gesto.
Cosa dovrei fare? Buttarle? Non posso sprecare cento sacchi di roba. Queste benedette pasticche le ho pagate, le devo consumare.

Ora sono seduto solo, su una poltrona troppo grande, osservo la festa che continua, però comincio a sentirmi meglio. Questa sera Giulia non è con me. E' rimasta a casa? Si, è rimasta a casa. Per studiare? Si giusto, per studiare. Il nostro è un rapporto aperto, sincero, non morboso, leggero. C'è reciproca fiducia, un'intesa particolare. Ma allora perché mi sento così agitato? Forse sono troppo possessivo, farei bene ad adattarmi. I tempi sono cambiati, i rapporti sono necessariamente più superficiali. Ora capisco tutti quei luoghi comuni, quei modi di dire che ci sono in giro sulla bocca della gente, hanno in se una sottile saggezza. La vita frenetica della metropoli.... Un tempo si stava meglio.... I ragazzi di oggi non hanno un futuro....
Questa sera Giulia ha rinunciato a stare con me per creare un futuro migliore, ha rinunciato a
star con me, per guadagnarsi una vita migliore. Il sacrificio è reciproco quindi anche io devo fare il mio piccolo sforzo. E' per questo che adesso butto anche le pastiglie rimanenti. Vincenzo ha ragione, queste pasticche sono deleterie, appartengono al mio quotidiano degenerare. Non prevedo niente di buono così mi convinco. Adesso smetto. Dov'è il sacchetto? Dove ho messo quel maledettissimo sacchetto?
Ahh! C'è quel brano musicale che mi piace.... non importa, lo cercherò domani, per ora vado a ballare.

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