A questo punto ci vorrebbero musica e titoli di coda, come in un film da grande schermo, la qual cosa farebbe pensare che è andato tutto bene.
Tutto bene un corno. La settimana scorsa Giulia mi ha lasciato. E' partita in Francia, ha detto che per noi non c'era futuro, che mancavano le basi, che il nostro rapporto era statico, che lei doveva pensare alle sue necessità e non poteva perdere tempo ad accudirmi.... Ahhhh, che odioooo! Mi bolle il sangue, il cuore cannone, guerra nelle vene. Bile rabbiosa, ira, furore cieco, grido mortale di distruzione. Spazzerei l'umanità dalla faccia della terra. Terremoti, fratture della crosta terrestre, colate laviche, eruzioni vulcaniche, lapilli e nuvole di fuoco, fumi tossici, acidi corrosivi che piovono dal cielo. Scioglimento delle calotte polari, evaporazione delle acque, inversione dei campi magnetici, dispersione dell'atmosfera nello spazio. Freddo, buio, vuoto totale... annullamento della vita.
E' vero il futuro non esiste. Ora c'è solo kukkumarin.
Kukkumarin è la mia donna, kukkumarin è la mia speranza, la mia linfa vitale, il mezzo e il fine di ogni mio pensiero, kukkumarin un territorio inesplorato. E' una proprietà inalienabile, un sogno da vivere, un traguardo da tagliare. Un bianco foglio da dipingere. Kukkumarin e non ci pensi più.
- Si, pronto? Ciao c'è Valentino?
[....]
Il cavo elastico del telefono non fa altro che arricciarsi, dovrei sbrogliarlo ma è un lavoro noioso.
[....]
- Si. Si. Non sapevo che lavorasse.
Sempre meglio un cavo elastico che uno di quei fili rigidi degli anni settanta.
[....]
- Quando torna può dirgli che ho chiamato?
[....]
Avevo otto anni quando arrivò il primo telefono in casa. Un panciuto telefono grigio collegato ad una buffa cornetta per mezzo di grossi fili elettrici.
- Grazie, ciao, ciao!
[....]
Bene così Valentino ha preso a lavorare mentre io sto qui a compiangere me stesso.
Non posso dire di aver perso tempo. In questi ultimi giorni ho dipinto i quadri più belli della mia vita. Delle opere irripetibili.
Pennelli, colori fogli bianchi ruvidi, Kukkumarin le tanta fluida fantasia in azione.
Certo si tratta di opere in stile pop ma pur sempre di un certo interesse.... no devo essere franco, è inutile, non ne sono ancora pienamente soddisfatto.
Posso fare di meglio.
Kukkumarin! Giù tre pasticche annaffiate da un frizzantissimo gin-fizz.
Sperando che questa volta l'ispirazione mi sia d'aiuto, mi metto all'opera.
Decido di lavorare su tela, cento centimetri per settanta. La dispongo con l'asse maggiore in senso orizzontale. Scelgo il colore. Rosso.
Rosso come il sangue amaro che mi scorre nelle vene.
Spremo il tubetto in un piccolo contenitore di plastica. Diluisco il colore, denso, con un poco d'acqua, a questo punto sono pronto.
Tento di immaginare qualcosa ma nella testa ho solo macchie come quelle che si vedono dallo psicanalista.
- Mi dica, cosa vede in questa figura? - Dice un ipotetico dottore di un'ipotetica scienza.
- Questa mi sembra una farfalla!
- E cosa fa questa farfalla?
- E' volata via..... ora è... è lontana.
- Bene, e mi dica qui cosa vede? - Mostrando un cerchio azzurro con un punto giallo al centro.
- Questo, dottore, mi sembra un'esplosione di una stella!
- Bene, continui!
- ... è colpa della farfalla.
Così di seguito due, tre, cinque, venti figure, storte, astratte, macchie senza senso, alle quali, date le circostanze, si è costretti a dare un significato.
- Dottore ma non vede? ....sono solo macchie senza senso? Perché vuole che ci trovi necessariamente un significato?
Che strano mi tremano le mani. Non è colpa della posizione scomoda, non bevo caffè da questa mattina, non sono arrabbiato. Non capisco, forse sono malato.
Malato di cosa? Ho un batterio in corpo? O devo ammettere che kukkumarin....
Intingo il pennello nel rosso e la prima figura che scaturisce dal pelo di ermellino è la figura di un uomo con una grossa testa.
Le sue braccia sono rivolte in alto come per chiedere aiuto. Vicino a questo uomo ve n'è
un altro ed è incastrato con la testa fra le gambe del primo uomo. Anche lui tiene le braccia alzate.
Vedo altri uomini e li dipingo tutti in una catena senza fine. Decido di intersecare la catena di uomini rossi con una catena di uomini azzurri.
Cambio colore. Nuovo recipiente, spremo il tubetto, pennello pulito.
Ecco, piano, con pazienza, nascono gli altri uomini vestiti d'azzurro.
Nel complesso sembrano due filamenti di DNA che si avvolgono l'uno sull'altro.
Forse ho un futuro come pittore d'arte pop....
Ma che dico, sono impazzito?
Per me dipingere è solo uno sfogo, non una reale necessità di vita. Ci sono tante persone molto più preparate di me, persone che possono fare meglio di quanto faccia io, creare fantascientifiche visoni in colori elettrici.
E poi, nessuno dipinge più, oggi si utilizzano i computer con i loro pennelli elettronici, le perfette sfumature di colore, il campionamento e la rielaborazione dell'immagine. Non ha più senso dipingere, non c'è innovazione, progresso.
E poi davvero non sono capace.... guarda qui questa sbavatura. No, non c'è proporzione, non c'è ritmo.
Ecco, questa è l'autocritica distruttiva. Mi comporto come un pirata all'assalto della propria nave.... forza all'arrembaggio, un pirata che distrugge tutto rimanendo in acqua ad affogare, o magari in preda a qualche sanguinario squalo.
Ho anche sbagliato la scelta dei colori.
Comunque sia guardare insistentemente sempre la stessa figura la rende anonima, priva di spessore, freddamente confinata alla materialità della
superficie su cui è dipinta. Domani a mente fresca potrò giudicare se è un buon lavoro oppure no.
Firmo il quadro, pulisco il pennello, lanciano un ultimo sguardo alla tela.
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