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23 - Rianimazione Stampa E-mail
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Scritto da Giorgio Carrozzini   
La spiaggia, sabbia bianca, bianche stelle, piccoli falò. Una brezza primaverile umida anima le fiamme come spiritelli inquieti. Siedo al buio. Spio coppie novelle consumarsi nel loro inganno. Quante paroline dolci, quante carezze (che fa rima con amarezze). Il rituale dell'accoppiamento è così buffo quando è visto dall'esterno. Loro vivono in una personale bolla di ossigeno concentrato. Respirano a pieni polmoni di questa aria forte, inebriante. Si ubriacano delle loro stesse illusioni. Anche questo l'ennesimo meccanismo perverso. Ad alcuni scappa un figlio, altri rimediano all'errore con l'aborto. Ma in genere la specie sopravvive.
Kukkumarin, uno. Kukkumarin, due. Kukkumarin, tre. Aggiudicato.
Ho freddo, l'umidità è entrata nel giubbotto.
Accendo un fuoco con ceppi immaginari fino a produrre una brace pulsante. Poi il fuoco si fa più denso sembra lava, ne ho gli occhi pieni, la mente pervasa dal bagliore.
Sento il corpo leggero come soffice vapore, sono come nuvola. Scivolo sulla spiaggia, rasoterra. Divento come liquido, mi espando fino a dentro il mare. Nuotando fra plancton ed alghe mucillaginose comincio ad affondare, a sciogliermi definitivamente, a disperdermi nel profondo.

Coma....

Non vedo niente. Solo un codice, in alto a desta che si va formando mentre penso. Non vedo niente e sono bloccato. Vedo solo il vuoto da un bel po', sono perduto qui da ore, forse giorni, non capisco.... Dove mi trovo? Se riesco a pensare vuol dire che sono ancora vivo, dov'è kukkumarin. Forse sono in coma o forse sto sognando. E poi c'è quel codice, mio Dio è come stare dentro ad un computer. Io me ne intendo, certo perché sono esperto di computer. Non ho mai programmato niente ma sono esperto. Navigo sulla rete, incontro sempre nuova gente. Gente che non vedrò mai. E' solo un gioco.
Forse anche questo è un gioco.
Aspetto poi qual cosa si muove. Oppure sono io che mi muovo? Cosa ci faccio qui?  Ehi, qualcuno mi sente?
Il campo visivo si allarga, il codice che prima era fisso sta cambiando, le cifre e le lettere sembrano mutare ciclicamente. Le prime due sono fisse. Altre due vengono decriptate. Il codice sembra svelare una parola. Ku. Kukk. So dove vuole arrivare. Kukkumarin. Ehi, c'è qualcuno? Se questo è uno scherzo non mi piace. Ancora si muove ma è dentro il mio corpo, è nella mia testa e mi controlla.
Comincio ad avere paura ma non riesco a reagire.
Le lettere cominciano a muoversi, poi rimangono le tre cappa. KKK! Klu Klux Klan. Ci sono sette uomini vestiti di bianco, sono incappucciati. Ognuno ha un cero rosso fra le mani. Su ogni cero c'è una lettera nera. Il mio nome scritto sui ceri, si consuma lentamente. Sento il calore delle fiammelle che mi brucia. Diventa un rogo, un inferno, le fiamme mi corrodono le carni senza veramente consumarle. In preda alle contrazioni di dolore perdo i sensi.
Rosso, tutto rosso intorno a me. Attenzione, qualcosa mi dice che è la tonalità sbagliata, pallida come quella di un sangue anemico. L'aria è calda,
irrespirabile. Una scossa di adrenalina mi scuote le viscere. Ansimo affannosamente, sento il battito cardiaco accelerare.
Il rosso muta in viola, un viola deprimente, stancante. Una mano esce dal nulla mi prende alla gola. Mi dibatto ma non mi libero. Mio Dio.... è la mia mano. Ho l'impressione di diventare matto.

- Dottor Salerno in rianimazione, è urgente il Dottor Salerno in rianimazione.

Sento che le unghie sono nella pelle. Sento esplodere la vena giugulare. Ho voglia di tossire ma la mano non mi molla. Se fosse stato un incubo mi sarei svegliato. Provo ad urlare ma non esce nessun suono.

- Prepari una lavanda gastrica!

Agonizzo, con la bava che mi cola dalla bocca. La mano non mi molla, la mia mano. Rabbia intensa, furore, odio, nausea, vomito.

- Dio, ma cosa ha ingerito?!....elettro stimolatore.

Per eliminare il mondo ci sono due modi. Elimini il mondo. Stermino totale. Oppure elimini ciò che è percezione del mondo. Sono io come pellicola fotografica, impressionato indelebilmente dal degrado del mondo.
Kukkumarin echeggia in mille riverberi costanti sulle pareti del cervello crivellando di colpi il nucleo centrale della mia coscienza. Accidentalmente il cavo coassiale cominciò a sfibrarsi bruciando plastiche fino alle radici neurali del bulbo oculare.
Spruzzi di collirio frizzante sui circuiti silicei del chip di memoria, luminescenti incandescenze
cancellano a blocchi il passato, passatempi memorizzati su microscopiche bobine neuro-fibre-trasmettitori avvolgibili. L'acido solubile, liberatorio sta succhiando i colori dal mio cervello.
L'esistenza accecante mi ha impressionato indelebilmente. Io, pura percezione. Io soggetto del delirio. Suicidio?
Ho, forse, perso la speranza.

- Ha una crisi cardiaca, dottore! Questo non lo riprendiamo!

Un lampo! Vedo tutto bianco, sembra neve. Gelida neve, vuoto latteo senza confini. E se la vita finisse in un lampo che vantaggio avrei?
Un lampo ancora.

Cado, cado vorticosamente.

Silenzio.

- Dottor Salerno, sua moglie sulla linea due.
- Portate il cadavere a fare l'autopsia.
Una tastata sul culo dell'infermiera.
- Mi dia il telefono.....
Levandosi i guanti in lattice.
- Pronto? Si cara!
Nuovamente con la mano sul culo dell'infermiera.
- Come?
All'insaputa della moglie una telefonata a tre!
-.... i pannolini per il bambino?.... e la carta igienica.... si va bene cara, a questa sera cara, ciao!
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